Aldo Donati

Donati.jpgLa tifoseria della Roma, squadra con la quale si afferma definitivamente nel periodo che precede la Seconda Guerra Mondiale, lo paragona ad un carro armato e considerato il periodo in cui viene coniato questo paragone, non è il massimo della vita. In effetti, è pesante e difficile da spostare quando si mette in mezzo al campo insieme a Mornese e Bonomi a difesa della retroguardia e il filtro che offre è una vera garanzia per Masetti, il portierone veronese che difende la porta della Roma ormai dai tempi di Testaccio. E’ un mediano tosto, duro, tenace, difficile da superare anche se difetta di velocità. Riesce però a recuperare quando viene tagliato fuori e ha grande senso tattico che gli consente di prendere sempre la posizione migliore e di rintuzzare le avanzate dell’avversario. E’ cresciuto nel Bologna, ove però non ha trovato molto spazio in una squadra che negli anni ’30 è piena zeppa di giocatori fortissimi. Fa il suo esordio a soli venti anni, in una partita che i felsinei perdono in casa contro il fortissimo Genoa che sta cercando di arrivare al decimo scudetto, quello della stella. Se l’esordio non è felicissimo, nelle partite successive, dimostra di essere giocatore vero, tanto da essere più volte chiamato a sostituire i titolari. Ogni volta che il tecnico lo chiama in campo, lui fa il suo dovere, ma non è facile scalzare campioni come Genovesi, Pitto, Baldi, Montesanto, Occhiuzzi o Corsi. In cinque stagioni, gioca appena venticinque gare, una miseria per un giocatore cui tutti riconoscono le doti del campione e che attendono alla definitiva consacrazione. Solo nel 1934-35, finalmente, riesce a diventare titolare, collezionando le stesse venticinque partite che ha giocato nei cinque anni precedenti, ma poi nell’anno successivo torna nuovamente a fare da splendida riserva. Montesanto e Corsi non si discutono e a lui non resta che prendere in considerazione un futuro lontano da Bologna. Arriva la Roma e l’affare è presto fatto. Si trasferisce sotto al Colosseo e finalmente trova quella continuità di impiego mancata sino a quel momento, che gli permette di dimostrare quello che tutti sanno: è un signor giocatore. Anche Pzzo se ne accorge e lo porta ai Mondiali francesi del 1938, ove si laurea campione del mondo senza mai scendere in campo. Non riuscirà mai a vestire l’azzurro, anche perché arriva la guerra a sospendere gli incontri tra rappresentative nazionali proprio nel suo miglior momento, quello nel quale si trasforma, insieme a Mornese e Bonomi in una linea difensiva invalicabile. Vince uno storico scudetto con la Roma, il primo di una squadra non settentrionale e affina ulteriormente il suo gioco, aggiungendovi un discreto tiro dalla distanza di cui nessuno lo faceva capace, che risolve più di una gara. Poi, arriva la guerra e anche lui è costretto a perdere due anni, quando la Federazione decide di sospendere i campionati a causa della impossibilità di assicurare i collegamenti. Alla ripresa, indossa la maglia dell’Inter, ma ormai è agli sgoccioli: scende in campo solo un paio di volte e alla fine della stagione decide di ritirarsi.

Aldo Donatiultima modifica: 2012-04-18T18:34:21+00:00da monthy10
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