Hector De Marco

hector de marcoGioca nel Defensor, una squadra minore del panorama uruguayano, ove si è messo in evidenza come uno dei giovani più promettenti del calcio nazionale, quando il Bologna lo nota. Non è certo un carneade, se si pensa che ha già esordito nella selezione maggiore del suo paese, giocando 13 gare nel corso delle quali ha segnato 3 reti, anche se non può essere considerato un fuoriclasse. Viene acquistato e lui ripaga l’investimento. Nella sua prima stagione italiana, fa ottime cose, segnando otto reti in ventinove gare. E’ un interno coriaceo, capace di disegnare buone geometrie e dotato di discrete doti motorie. La cosa più apprezzabile è la continuità che mette in mostra: la sua parte la fa sempre e poi è un bel combattente, capace di non farsi abbattere dalle vicende se queste vanno storte. Nel corso della seconda stagione, il suo bottino di reti si dimezza, ma resta pur sempre su buoni livelli di rendimento, a conferma che il giocatore c’è. A partire dal 1961, però, la sua resa va in picchiata e in tre anni, gioca la miseria di nove gare (con contorno di tre reti). Il problema è anche dovuto alla mutevolezza delle regole stabilite dalla Federazione per i giocatori che arrivano dall’estero e quando viene stabilito che ogni squadra può tesserarne tre, dei quali però solo due vanno in campo, per lui la vita si complica notevolmente. Il Bologna, infatti, dispone di Haller e Nielsen, oltre a lui e Bernardini, logicamente, preferisce gli altri due, che sono autentici fuoriclasse che non si possono escludere. E poi, la definitiva esplosione del giovane Bulgarelli, contribuisce a fargli terra bruciata intorno. Lui però non è il tipo che si deprime: ha un carattere allegro e socievole, che lo porta a considerare il bicchiere sempre mezzo pieno, ma certo non è facile allenarsi tutta la settimana, sapendo che la domenica si andrà in tribuna. Dopo aver contribuito in minima parte alla conquista del sesto scudetto petroniano, nell’estate del 1964 se ne va al Vicenza, ove, dopo un primo torneo in cui mostra ancora la ruggine derivante dalla prolungata inattività, col tempo diventa una vera colonna di una squadra ove bisogna soprattutto fare legna in mezzo al campo. Nelle successive tre stagioni, si impossessa delle chiavi del centrocampo veneto e fa vedere di essere giocatore vero. Difficilmente sbaglia partita e proprio la sua continuità di rendimento diventa il suo marchio di fabbrica, in una squadra abituata al pragmatismo e nella quale i voli di fantasia sono severamente banditi. Dopo aver giocato 101 partite e aver messo a segno sette reti, nel 1968, quando ha ormai superato la trentina, decide che è arrivato il momento di abbandonare il calcio italiano, lasciando una buona impressione che non venga offuscata dall’età che avanza imperiosamente.

Hector De Marcoultima modifica: 2012-01-02T15:50:00+00:00da monthy10
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