Francisco Fedullo

Francisco FedulloE’ il primo oriundo ad indossare la maglia del Bologna dopo la chiusura delle frontiere voluta dal regime. La dirigenza bolognese si attiva dopo l’arrivo di una segnalazione da parte di Ivo Fiorentini, un osservatore che poi diventerà ottimo allenatore tanto da condurre il Livorno al clamoroso secondo posto del 1942-43. In patria ha già ottenuto una discretqa celebrità pur giocando iin una squadretta, l’Institucion, un club di secondo piano nel panorama monopolizzato da Penarol e Nacional, che però non gli impedisce di far vedere tutta la sua classe, tanto da farlo entrare nell’orbita della Celeste. Nella selezione nazionale uruguagia conta solo cinque presenze, ma il suo ruolino è limitato dal fatto che nel 1929 è riuscito a farsi squalificare a vita per aver colpito un arbitro nel corso di una partita. Per sua fortuna, l’Uruguay, nel 1930 riesce a vincere il Mondiale e la federazione, in segno di giubilo, emana una amnistia che, nel suo caso, può essere sfruttata solo tramite l’espatrio, in quanto collegata al perdono della persona lesa. Lui coglie al volo la possibilità e si presenta a Bologna, ove capiscono subito di aver ingaggiato un campione. Non è veloce di gambe, ma fa correre la palla, che è molto più importante. Ha tecnica sopraffina e dispone di un bel tiro dalla distanza, col quale riesce a mettere insieme un bel numero di reti, ogni anno. Inoltre, sa disegnare meravigliosamente il gioco della usa squadra, anche se quando la contesa si fa aspra, tende ad appartarsi, per non prendere troppi calci. Del resto, divide questa caratteristica con molti altri calciatori sudamericani dell’epoca, che non sono propriamente dei cuor di leone. Con il connazionale Sansone, forma una coppia strepitosa, che si mette al servizio di “Anzlein” Schiavio, una rampa di lancio ideale che in breve trasforma il Bologna nello “squadrone che tremare il mondo fa”. Inoltre, può vantare un altro merito da non poco: nel 1935, infatti, decide di seguire l’esempio di altri fuggitivi illustri (i romanisti Guaita, Scopelli e Stagnaro sono i casi più eclatanti) e rientra in patria temendo di essere chiamato a prestare servizio militare nella imminente guerra d’Etiopia. Al suo rientro, propiziato dagli argomenti convincenti di Dall’Ara, porta con sé Andreolo, un altro giocatore che diventerà un pezzo di storia del Bologna e che va a sostituire lo sfortunato Occhiuzzi. Anche Pozzo, e non potrebbe essere altrimenti, si accorge della sua bravura, tanto da farlo esordire in azzurro. Poi, però, i rapporti tra i due si guastano a causa di un malinteso: Pozzo, infatti, gli chiede una intervista e lui, pensando che il Commissario Tecnico lo stia prendendo in giro, gli risponde in maniera poco garbata, non essendo a conoscenza del fatto che il tecnico è anche giornalista della Stampa. Purtroppo, non ha un carattere accomodante e questo alla lunga gli danneggia la carriera. Quando le polemiche per l’uso degli oriundi si fanno sempre più pressanti, Pozzo, privilegia perciò altri giocatori dal carattere più docile e per Fedullo la strada della Nazionale si chiude del tutto. Continua però a sciorinare i suoi numeri di alta classe nel Bologna, ove rimane sino al 1938-39, quando comincia a mostrare i segni di una attività logorante. Alla fine di quella stagione, prende atto dell’avanzata dell’età e per non finire in maniera patetica una grande carriera, decide di appendere gli scarpini al chiodo.

Francisco Fedulloultima modifica: 2011-11-18T12:36:03+00:00da monthy10
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