Helmut Haller

Helmut HallerPer averlo, Dall’Ara rischia l’osso del collo, in quanto la sua macchina, di ritorno dalla Germania, va a finire dentro un fosso. Dal quale lui riemerge contratto in mano, senza pensare ad altro. Che sia leggenda o meno, la sostanza non cambia, e il presidente del Bologna ha ragione di essere orgoglioso del colpaccio appena siglato. Helmut Haller, infatti, è uno dei migliori interni europei degli anni ’60, tanto da essersi fatto già ammirare con la sua Nazionale ai mondiali cileni, ove ha fatto da rampa di lancio ideale per Uwe Seeler. Proprio nelle partite disputate ai Mondiali lo ha ammirato il presidente del Bologna, uno che di calcio ne capisce. Vedendolo muoversi con grande proprietà di palleggio e autorità indiscussa, comprende subito che quel tracagnotto tedesco, a dispetto di un fisico non proprio da atleta, è l’uomo che può fare la differenza nella squadra che sta costruendo. Il suo gioco, è costituito da un repertorio vastissimo, nel quale risalta la grande fantasia e la capacità di disegnare geometrie perfette. Inoltre, ha dribbling e un tiro micidiale, da tutte le posizioni, che gli consente ogni anno di raggranellare un buon bottino di marcature, il che non guasta mai. Ha cominciato in una squadra di non grandissimo nome, l’Augsburg, facendo convergere sulla sua persona giudizi entusiastici. Ma è proprio nel nostro paese che trova i palcoscenici adatti alla sua classe. Dall’Ara, forse esagera quando lo presenta dicendo che vale tre volte Sivori, ma il giocatore c’è tutto e lo dimostra. Con il suo arrivo, Bernardini sposta indietro Bulgarelli, garantendogli spazio e libertà di movimento nel settore avanzato nel suo ruolo naturale di mezzala di punta. La libertà tattica che gli viene assicurata, lascia al tedesco la responsabilità di guidare una prima linea che già può vantare Perani, Bulgarelli, Nielsen e Pascutti e che raggiunge le massime vette di rendimento e spettacolarità. Il gioco prodotto dal Bologna è talmente bello che il tecnico arriva a dire che così, si gioca solo in Paradiso. Naturalmente, la tifoseria bolognese non tarda ad eleggerlo a suo beniamino, e lui non si fa pregare per ripagare tanto amore. E’ uno dei maggiori protagonisti della annata 1963-64, quella che termina consegnando al Bologna il settimo scudetto, dopo lo spareggio di Roma con l’Inter. Quello che ha sdaputo combinare in Italia, lo porta anche ad una crescita di considerazione internzionale, tanto che France Football lo celebra, inserendolo nelle nomine per il miglior giocatore europeo, graduatoria che lo vede al 14° posto nella classifica del pallone d’oro 1964. Entrerà in questa prestigiosa classifica anche nel 1966 (18°) e nel 1967 (16°), a dimostrazione di una grande continuità di rendimento ad alti livelli. Nel 1967-68, però, il suo rendimento cala in maniera esponenziale e il Bologna decide di monetizzare la sua cessione alla Juventus. A Torino, Haller si riprende pienamente e torna a sciorinare il suo campionario di prodezze, anche se l’età che avanza lo costringe a rifiatare sempre più spesso. Offre però un ottimo contributo allo scudetto del 1971-72, quello della linea verde, mettendo la sua esperienza e la sua sapienza tecnica a disposizione dei tanti giovani che stanno inaugurando un nuovo ciclo di trionfi. Nell’estate del 1973, infine, decide di tornare a casa, all’Augsburg, per concludere una strepitosa carriera.

Helmut Hallerultima modifica: 2011-11-17T17:49:44+00:00da monthy10
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